Sopravvissuti al terremoto, uccisi dallo Stato

Il dolore, la rabbia, la paura, lo sconforto e l’umiliazione; ecco il cocktail che vede nascere il movimento delle carriole all’Aquila. I sopravvissuti del terribile terremoto del 6 aprile 2009 delle 3:32. Sopravvissuti al sisma, scampati alle macerie, uccisi dallo Stato italiano.

Sopravvivere alla perdita di amici, parenti, figli; recuperarli da sotto le macerie, addormentati per sempre sotto cumuli di pietra e polvere; sopravvivere alla perdita della casa, ritrovarsi in una tenda con altri sopravvissuti. Una popolazione atterrita che per giorni vaga senza un vero pensiero nella testa; lo shock, il trauma, e la sensazione inquietante di vivere un incubo senza fine. Il tempo di metabolizzare e i sopravvissuti si svegliano dal torpore; il dolore lascia il posto alla rabbia e gli aquilani insorgono.

Insorgono davanti alle imperdonabili intercettazioni pubblicate: la telefonata intercettata tra l’imprenditore Francesco De Vito Piscicelli (coinvolto nell’inchiesta per esser stato il tramite tra una ditta fiorentina e Balducci e De Santis) e suo cognato Gagliardi, dove emerge quello che il gip nell’ordinanza definisce «cinismo» di personaggi che a pochi giorni dal terremoto dell’Aquila pensano solo a come speculare sugli appalti. Noi la chiamiamo disumanità, criminalità.
PISCICELLI: si
GAGLIARDI:…oh ma alla Ferratella occupati di sta roba del terremoto perché qui bisogna partire in quarta subito…non è che c’è un terremoto al giorno
P:..no…lo so (ride)
G:…così per dire per carità…poveracci
P:..va buò ciao
G:…o no?
P:…eh certo…io ridevo stamattina alle 3 e mezzo dentro il letto
G:…io pure…va buò…ciao.

Arrestati? No, liberi, liberi, liberi……

Sei li, controllato a vista dalla polizia, dagli uomini della Protezione Civile, ti guardi attorno e non hai più nessun punto di riferimento, tutto è crollato, perduto. Vorresti muoverti liberamente, dare una mano a chi ha perso più di te oppure, aiutare nella ricostruzione; ma ti bloccano, te lo impediscono, la scusa, motivi di sicurezza. Compri il giornale, leggi la telefonata e te li immagini seduti comodi nelle loro poltrone ridere dei tuoi morti, ridere della tua casa crollata. Ti ricordi della propaganda inscenata durante le visite dei vari ministri, di Bertolaso e Berlusconi; le case come scatole che stanno costruendo per te. Arredate con amore, dicono, nei pensili della cucina anche qualche biscotto, amorevoli attenzioni di uno Stato che spaventa come un bestseller del terrore.

Solo per pochi giorni i giornali pubblicano la notizia di certe indagini sugli appalti e subappalti in odor di mafia; Lumia interrogava il governo il 28 luglio 2009.

Senato della Repubblica 246ª seduta pubblica (pomeridiana) martedì` 28 luglio 2009 Interrogazioni LUMIA. – Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell’interno. Premesso che: la priorità della ricostruzione dell’Abruzzo è un impegno costante che va perseguito coralmente da parte di tutte le forze politiche e le istituzioni democratiche; la ricostruzione deve rispondere al criterio guida dello sviluppo e della legalità: dello sviluppo in ragione degli interessi del territorio e della possibilità di far ritornare le zone colpite ad essere ricche di diritti e opportunità, della legalità, per fare in modo che la ricostruzione proceda nel pieno rispetto delle norme e siano evitate in tutti i modi possibili infiltrazioni mafiose; già da tempo si sono registrate in Abruzzo presenze mafiose per cui è necessario non sottovalutare rischi e tentativi da parte della criminalità organizzata di inserirsi nel circuito della ricostruzione, soprattutto nel campo dei subappalti e della filiera del cemento;

Senato della Repubblica – 182 – XVI LEGISLATURA 246ª Seduta (pomerid.) Assemblea – Allegato B 28 luglio 2009 risulta che un’impresa di Gela, priva dei requisiti antimafia rilasciati dalla Prefettura di Caltanissetta, stia invece lavorando alacremente in alcuni subappalti in Abruzzo. L’impresa è l’Impresa generali costruzioni (IGC), di cui il titolare è Emanuele Mondello, si chiede di sapere: se il Governo abbia preso provvedimenti per mettere in piedi un sistema di controlli in grado di impedire infiltrazioni da parte della criminalità organizzata nella ricostruzione post-terremoto in Abruzzo; se corrisponda al vero che la richiamata società IGC si sia aggiudicata dei subappalti in Abruzzo e per quale ragione ciò non sia stato impedito; se il Governo intenda adottare provvedimenti per impedire che imprese sprovviste dei necessari requisiti di legalità possano insinuarsi nei lavori di ricostruzione.

Ma poi tutto ritorna nel silenzio e nella notte e tu te ne dimentichi.

14 luglio 2010, quattordici mesi dopo il sisma che ha distrutto il capoluogo abruzzese e sei mesi dopo la nomina ad assessore, Masciocco scrive al sindaco Massimo Cialente una lunga lettera, nella quale illustra i motivi per i quali si sente costretto a lasciare. “La Città è stata chiusa in un recinto blindato all’interno del quale tutti noi cittadini, amministratori, politici, ci massacriamo sulla strategia da adottare per contrastare lo strapotere, avallato dal Presidente Chiodi, del governo sul nostro territorio, ma non abbiamo la forza e la possibilità di unirci per abbattere lo steccato che ci divide dalla verità, dalla conoscenza e dalla trasparenza. Mancano i luoghi, i metodi ed il confronto”. Sono ancora tantissime le persone che hanno bisogno di assistenza e alle quali non viene data una risposta: “Siamo ostaggio di un governo - aggiunge l’assessore – che non ha il coraggio di affrontare con sincerità e senza faziosità la nostra situazione prendendosi, sì, i giusti meriti per quello che è stato fatto, ma con l’obbligo di riconoscere le difficoltà che ci sono sulla via della ricostruzione e sull’emergenza abitativa… Le giuste rivendicazioni dei nostri concittadini disorientati in una selva di ordinanze, decreti, disposizioni e avvisi estemporanei, ci fanno capire che permane una fascia di popolazione che dovrebbe essere assistita con altri mezzi, risorse finanziarie ed ulteriori alloggi mai realizzati”.

Non contento lo Stato chiede ai sopravvissuti di riprendere il pagamento delle tasse; poi rettificano a monte delle proteste; dilazioneranno in 120 rate le tasse che i sopravvissuti devono allo Stato.

Una pallottola in testa ti uccide in un secondo, lo Stato è capace di ucciderti lentamente, con torture disumane che ti spogliano di ogni dignità.

I sopravvissuti non ci stanno e si uniscono contro le decisioni e le menzogne dello Stato; si uniscono sotto striscioni e corrono a Roma, sotto il governo. Impensabile, il ministro degli interni ordina alla questura di impedire il passaggio del corteo; le guardie armate obbediscono e manganellano i sopravvissuti del terremoto dell’Aquila, sopravvissuti al sisma, periti sotto la propaganda.

Sappiatelo che non potete mentirci, ingannarci, noi sappiamo e vi condanniamo; oggi moralmente, domani, con l’aiuto di una lenta e obbligata magistratura, giuridicamente.