Mani criminali sulle discariche del Nord

E’ la prima volta che pubblico, sul mio sito di informazione, un articolo scritto non da me, tuttavia il momento delicato che sta scuotendo tutta Italia con un sisma politico e sociale, mi obbliga, moralmente, ad infrangere la regola.
“Io ero ai comandi di una ruspa e ho sepolto, in fondo a una fossa scavata tra la spazzatura, un camion cisterna con tanto di rimorchio”. E’ un piemontese genuino, sulla soglia dei settant’anni, a farci questa terribile confidenza. All’inizio degli anni novanta, nella discarica in cui lavorava in provincia di Biella, fu testimone e attore dell’occultamento di rifiuti chimici – si presume altamente nocivi – nel modo che c’ha raccontato. Da allora quella bomba ecologica riposa indisturbata tra i sacchi neri.
Cos’è successo e cosa sta succedendo in queste buche tra i campi e i boschi, che da sempre costellano i piedi delle Prealpi piemontesi, comprese tra Torino e Novara? Se lo chiedono in molti. Ma forse si potrebbe anticipare che un’area in cui la concentrazione di cave e discariche è tra le maggiori al Nord Italia, fa gola a molti: uomini di malaffare e criminali compresi. Qui c’è chi arriva a smaltire i propri rifiuti, anche pericolosi, in tutta fretta, senza oneri aggiuntivi e lungaggini burocratiche. Spesso in questo modo si liberano lotti edificabili, per far decollare nuova speculazione e lievitare i capitali investiti. In un momento, poi, in cui a pochi chilometri più a est si torna a costruire e alla grande, con l’Expo 2015 di Milano e decine di nuove autostrade da realizzare, tutto questo rappresenta una manna da non lasciarsi scappare.
A Romentino, un paese del novarese di cinquemila abitanti, ci sono ben 9 cave. Proprio lì il 20 gennaio scorso s’è consumato un efferato delitto. Ucciso a colpi di fucile sparati mentre era ancora seduto alla sua scrivania, è morto Ettore Marcoli, 35 anni, titolare di un impianto da anni utilizzato per stoccare rifiuti urbani ed industriali. Gli inquirenti hanno subito parlato della mano di un killer professionista, forse assoldato da qualcuno di pericoloso, a cui Marcoli aveva pestato i piedi. La Procura di Novara ha subito avviato le indagini, ma quel che più preoccupa è il coinvolgimento, sin dai primi giorni dopo l’omicidio, della Direzione distrettuale antimafia di Torino che s’è precipitata in provincia di Novara per accendere il proprio faro sul mondo, fatto di luci ed ombre, delle discariche e delle cave della zona.
Il sospetto – ma è naturalmente qualcosa di più – è che l’omicidio Marcoli sia l’ennesima prova che su quella realtà si sia da tempo allungata la criminalità organizzata.
Secondo il rapporto Ecomafie 2009 di Legambiente, il Piemonte risulta essere la prima regione del Nord in quanto a numeri di reati commessi nel ciclo illegale dei rifiuti: 254 nel corso del 2008. Che le cose da tempo non andavano per il verso giusto, lo dimostra la testimonianza che abbiamo raccolto della cisterna di prodotti chimici sepolta nel Biellese. “Non potevo dire di no – racconta ancora il nostro ruspista – chi mi ordinava quei lavori poteva rovinarmi, perché ero a pochi mesi dalla pensione e nessun rifiuto sarebbe stato tollerato. Ci scelgono apposta”.
Tra le province di Novara e Biella, c’è quella di Vercelli. Un angolo di Piemonte in queste settimane in subbuglio. La sera del 12 febbraio scorso la Guardia di finanza irrompe negli uffici della Provincia e arresta il presidente, Renzo Maosero (Pdl) con l’accusa di concussione; interrogato per ore anche l’assessore all’ambiente Fabrizio Finocchi, dello stesso schieramento politico. Le indagini pare siano partite dagli abusi commessi attorno ad una cava del paese di cui Maosero era anche sindaco, Livorno Ferraris. Qui, nella solita voragine trasformarla in una discarica per rifiuti inerti, si voleva finissero altri 2 milioni di metri cubi di terre in arrivo da chissà quale bonifica. Ma sull’indagine la Procura mantiene il più stretto riserbo.
Un altro arresto eccellente, avvenuto però a Milano e qualche mese prima, aveva portato in carcere il “re delle bonifiche” Giuseppe Grossi (tra i finanziatori dell’ultima campagna elettorale di Berlusconi), che aveva piazzato i suoi rifiuti proprio dalle parti di Vercelli. A Rosaio nel 2006, in una cava di sabbia in disuso, da tempo utilizzata anch’essa come discarica di inerti, sono stati conferiti almeno 300 quintali di terra in arrivo dell’area Montecity-Santa Giulia di Milano: enorme lotto residenziale della cui bonifica si doveva occupare proprio Grossi. Ma nel vercellese, oltre a semplice terra, finì anche del ddt: 2 volte oltre i limiti ammessi per legge. Per quell’illecito, allora, nessun’indagine fu condotta e Grossi, in accordo con la Provincia di Vercelli, sistemò tutto a proprie spese.
Il presidente Maosero agli arresti domiciliari per cinque giorni, ha già ricevuto la solidarietà dei suoi “amici” più in vista, tra cui Roberto Rosso, deputato del Polo delle libertà e di Lorenzo Piccioni, senatore sempre in quota centrodestra, storico imprenditore della zona, impegnato proprio nel settore delle bonifiche, movimentazione terra, cave e discariche.
Grossi, interrogato nel febbraio del 2009, aveva fatto mettere a verbale d’essersi reso conto che una sua azienda “era in mano a un clan malavitoso calabrese. Da qui l’idea di attivare un controllo interno, soprattutto sui trasportatori, perché potevano lasciare il materiale in qualsiasi posto”. Nei trasferimenti delle terre di Santa Giulia verso il Piemonte, del ddt è finito in mezzo a semplici rifiuti solidi urbani. Una svista o trasporti manovrati da gente di pochi scrupoli? Ad indagare, guardia di finanza e un magistrato dell’antimafia di Milano, del quale non è mai trapelato il nome. Negli anni avrebbe però indagato sulle famiglie storiche della ’ndrangheta operanti in Lombardia: i Barbaro, i Papalia e i Paviglianiti. Nomi che compaiono in operazioni della Dda, come la “Count Down” e la “Wall Street”, dove si è scoperta una rete criminale in azione proprio tra Lombardia e Piemonte, attiva sin dagli anni ‘90.
Oggi – confidenze esclusive fatte dagli inquirenti – ci dicono che le generazioni successive ricevono ancora ordini dai mammasantissima in carcere, continuando ad operare nel settori di sempre: i trasporti, le bonifiche e la movimentazione terra.
Nella relazione del 2009 delle Direzione nazionale antimafia il sostituto procuratore Roberto Pennisi oltre alle provincie di Milano e Varese, cita pure quella di Novara, come luogo in cui «diverse decine di associati di ’ndrangheta, attraverso estorsioni, usura,riciclaggio, omicidi e ferimenti, detenzione illecita e porto di armi comuni da sparo, stupefacenti, rapine, sono riusciti ad ottenere il controllo completo del territorio, imponendo, fra l’altro, regole imprescindibili”.
Niente di più scontato che l’interesse delle cosche si sia riacceso su quella parte di Piemonte che confina con la Lombardia; con l’ Expo, le tangenziali e le autostrade in costruzione, si ravviva la speranza di tornare al bengodi di quando decine di micro aziende controllate dai “compari” lavorarono per l’alta velocità Torino – Milano.
Per quanto riguarda il presente, invece, quando i carichi da Santa Giulia passarono il Ticino e arrivano a Roasio, c’è chi denunciò viaggi notturni e scarichi effettuati in orari non consoni. Oggi sembra che certe consuetudini continuino. Sempre in un centro del biellese, c’è un’altra comunità in allarme. Da una bonifica veneta sono arrivati in una vecchia cava esaurita, terre per il riempimento. Durante un’assemblea pubblica s’è tornato a parlare di un “via vai in orari insoliti. La proprietà dell’impianto giustifica il tutto col fatto che “gli autisti, partendo presto da Padova e arrivando coi cancelli della cava ancora chiusi, tornano indietro per andare a bersi un caffè in paese”. Il “via vai” sarebbe quindi voglia semplice di cornetto e cappuccino. Vero o falso che sia, il fatto è che tra morti ammazzati e inchieste della magistratura, tutti si continuano a domandare cosa stia succedendo. Si arriverà quindi ad una verità, o si preferirà seppellirla sotto sacchi della spazzatura come per quella cisterna anni fa?
gennaio 2010
Scritto e pubblicato da: Polo Nord La nuova terra dei padrini del sud.




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