Basf: denuncia appello. A settecamini, Roma, i fumi tossici dentro le case

AL: Dott. Erwin Rauhe, Amministratore Delegato BASF Italia
Ing. Gianni Alemanno, Sindaco del Comune di Roma
Sig. Nicola Zingaretti, Presidente della Provincia di Roma

Gentili Signori,

Il motivo che ci spinge a scrivere, lo conosciamo tutti ma è sempre bene ricordarlo a chi il problema non lo vive in prima persona, è la presenza di un inceneritore di rifiuti tossici nella zona di Settecamini/Case Rosse, un tempo area al di fuori delle “colonne d’Ercole” della Capitale ed oggi densamente popolata, anzi al centro di una notevole espansione.

Molti giovani padri e madri, che hanno investito i loro risparmi presenti e futuri nella loro prima casa, ogni giorno tornando a quella casa distolgono gli occhi dalla strada e guardano pensierosi i camini dell’inceneritore BASF di via di Salone, un’industria classificata “Insalubre di Prima Classe”, ben visibili malgrado i vani, recenti tentativi di ridurne il cosiddetto “impatto visivo”. Ciò avviene specialmente in questa stagione, quando le condizioni ambientali rendono più concreta la nuvola di fumo che, sappiamo, si diffonde ininterrottamente 365 giorni all’anno, 24 ore su 24.

Ma per quei genitori l’impatto visivo è l’ultimo dei problemi. Ad essi non è dato sapere con certezza cosa quella nuvola contiene. Non è dato saperlo, caro Sindaco Alemanno, perché chi dovrebbe tutelare la loro salute ed ha autorizzato la costruzione della loro casa, ha evidentemente altro a cui pensare piuttosto che ad imporre severi, imparziali e metodici controlli analitici sulla qualità dell’aria che respirano.

Certo è che una parte di quel contenuto sicuramente finisce nei loro polmoni ed in quelli, delicatissimi e in fase di sviluppo, dei loro bambini.

Certo è che quei fumi derivano dalla combustione di rifiuti tossici e nocivi autorizzata in modo illegittimo per l’estrema vicinanza delle abitazioni, distanti molto meno del limite di 200 metri previsti dalla legge.

Certo è che tali rifiuti chimici, insieme probabilmente ad altri la cui natura non è dato conoscere con precisione, sono depositati nei locali della BASF a poche decine di metri dalle loro case.

In tali condizioni, il rischio in caso di incidente è troppo elevato perché quei padri e madri possano dormire tranquilli. Essi sanno che la probabilità può essere piccola, ma le conseguenze di uno sprigionamento incontrollato di sostanze tossiche sarebbero fatali.

Senza andare troppo indietro nel tempo, già lo scorso Natale è stato particolarmente amaro per molte famiglie nell’area. Come il Presidente Zingaretti certamente ricorda, al termine di un procedimento che definire controverso è un eufemismo, la provincia di Roma ha concesso l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) alla BASF di via di Salone. La controversia è dimostrata non solo dalla durata del processo, ma anche dalle sue conclusioni: un’AIA concessa per un solo anno e senza tenere conto del parere espresso dal Sindaco, rinnovabile solo a fronte della sperimentazione di tecnologie più moderne, pulite ed alternative alla combustione, condizionata all’esito dei controlli di un piano di sorveglianza dedicato che, tra l’altro, non è mai stato realizzato. A seguito di queste omissioni, trascorso inutilmente l’anno previsto, l’AIA decade per mancata applicazione delle condizioni alle quali era stata rilasciata.

In pratica si è arrivati all’annullamento dell’AIA che i Cittadini avevano richiesto con ricorso al Capo dello Stato, prontamente neutralizzato dal Presidente Zingaretti con richiesta di trasferimento in giudizio al TAR del Lazio, strada che ovviamente i Cittadini non hanno potuto perseguire per mancanza di risorse finanziare e supporto legale.

Intanto, nel silenzio compiaciuto della BASF e nell’immobilismo più totale della pubblica amministrazione (salvo l’atto, ostile ai Cittadini, di trasferimento in giudizio al TAR), sono passati mesi e mesi durante i quali quei camini hanno continuato ad emettere i residui della combustione di rifiuti tossici, non certo aria fresca di montagna, che nella canicola estiva ristagnano notte e giorno intorno alle case.

Anonimi TIR provenienti da aziende chimiche di chissà dove, si susseguono allo stabilimento BASF di via di Salone con il loro carico di veleni da accumulare e poi smaltire senza alcun controllo sistematico sulle ricadute. E non resta che affidarsi a lettere come questa per dare sfogo alla frustrazione ed al senso di sconfitta impotente di quei padri e madri, e di molte migliaia di Cittadini, che continuano ogni giorno a rivolgere gli occhi a quel camino, e trovano la morte nel loro cuore quando vedono quei fumi avviarsi, spinti da venti inesorabili, verso le case.

Lasciamo a voi, che come noi siete genitori di bambini magari ormai un po’ cresciuti, immaginare come può vivere chi ha esposto la propria famiglia a tutto ciò, magari perché quando ha comprato la casa gli avevano detto che la BASF (ex-Engelhard) era la “fabbrica dell’oro” e che lì avevano luogo “innocui processi di galvanizzazione”, una favola cui i politici del V Municipio hanno creduto e raccontano ancora oggi. L’idea che il Comune autorizzasse la costruzione di case, uffici, negozi, e fin’anche un asilo nido a poche decine di metri da una di quelle che, nelle cronache a posteriori, tipicamente si definiscono “bombe ad orologeria”, non sfiorava menti giovani ed inesperte, che hanno preferito distogliere gli occhi anche davanti alle immagini della recente esplosione avvenuta alle porte di Milano.

Lasciamo a voi immaginare lo stato d’animo di chi non si rassegna all’idea di lasciare la propria casa perché, in uno Stato di Diritto, chi doveva tutelare i suoi diritti in realtà li calpestava o pensava ad altro, mentre la BASF tutela i suoi diritti con i migliori avvocati sulla piazza senza minimamente dare seguito alle belle parole ed ai messaggi confortanti diffusi da campagne pubblicitarie milionarie sulla stampa di tutto il mondo.

Sappia, dottor Rauhe, che quei messaggi sono del tutto vuoti di significato per molte migliaia di persone da queste parti, anzi compromettono l’immagine di un’azienda che predica bene, ma in pratica si comporta in maniera irresponsabile nei nostri confronti.

Ci auguriamo che questo sfogo, cari Signori, parli alla vostra coscienza di uomini e padri, prima ancora che al manager ed al politico “con la minuscola”, per poter ricominciare ad affrontare la problematica dell’inceneritore di via di Salone liberi dagli schemi e dalle logiche del passato. Ci auguriamo l’apertura di un tavolo negoziale al quale possano incontrarsi persone armate della volontà di capirsi e risolvere il problema, una volta per tutte, de-localizzando in tempi certi e brevi lo stabilimento BASF di via di Salone.

VIDEO

I CITTADINI

di Case Rosse, Settecamini, Setteville, Ponte di Nona, La Rustica

e i Lavoratori del Polo Tecnologico e della Tiburtina Valley


[1] http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/10_novembre_5/paderno-dugnano-eureco-pericolo-vita-ustionati-1804102125216.shtml

fabbrica dei veleni