Bambino di 7 anni scampato ad un – ordine di cattura –
Una vicenda incredibile quella accaduta a Sezze Latina, il protagonista un bambino di 7 anni scampato ad un – ordine di cattura – emesso dal Tribunale dei Minori di Roma.
Un bambino di soli 7 anni, la sua colpa, forse, un cattivo rapporto con il papà, forse qualche disagio infantile, eppure, la questura di Latina, dietro l’autorizzazione del tribunale, non ci pensa su due volte ed invia ben 14 agenti per stanarlo come un feroce latitante.
Una storia che inizia qualche mese fa, una storia simile a mille altre mai raccontate, ma che, se ti chiami Asia Argento o Morgan, finisce sui rotocalchi, nei salotti televisivi e nei talk show nazionali. L’oggetto del contendere è sempre lo stesso, un bambino, un minore, un figlio il quale chiede soltanto di poter dir la propria, di essere ascoltato e non solo strattonato o trattato come un pupazzo che tutti vogliono ma che nessuno sa davvero trattare con rispetto e amore.
Una coppia come tante, un’unione di fatto senza matrimonio, un figlio.
Poi il rapporto si incrina, si rompe e si arriva alla causa per l’affido e infine la custodia del bambino data a sua madre ed è qui che l’incubo vero e proprio ha inizio.
Nella sentenza dell’affido anche le visite a giorni stabiliti che il bambino doveva avere con suo padre, eppure, questo bambino, fin dall’inizio, non lo ha mai voluto incontrare suo padre.
Tutto detto e scritto, tutto sentenziato, tutto come legge prevede tranne che il tener presente i desideri e i bisogni del bambino conteso. Dopo la sentenza dell’affido il tribunale emette altri 3 decreti tutti dallo stesso contenuto, provvedere a svolgere le visite con il padre. Il bambino sempre nel suo piccolo ostinato rifiuto, un rifiuto che urlava con tutte le sue forze.
Dopo l’ennesimo rigetto, mostrato dal bambino, il Tribunale dei Minori di Roma decide di intervenire con mano ferma ed emette un’ordinanza che ha il sapore di una dura condanna per il bambino:
- la polizia procederà senza indugi vincendo ogni resistenza di opposizione e di esecuzione del provvedimento di allontanamento e procedendo per eventuali violazioni di legge; il servizio relazionerà dell’avvenuto allontanamento e del collocamento. Vieta allo stesso il rapporto con la madre e la sua famiglia -
Allontanamento forzato e deportazione in una casa famiglia di Roma, discorso chiuso, problema risolto. Secondo il giudice che ha emesso tale, severa, ordinanza, dietro il ripetuto rifiuto del bambino nei confronti del padre ci sarebbe una manipolazione materna, quindi, decide il giudice, meglio allontanarlo dalla madre, dagli affetti e dalla sua casa e mandarlo in un luogo a lui estraneo e obbligarlo alle visite con suo padre. Una violenza psicologia che è difficile non travisare tra le righe di questa ordinanza. Ma il Tribunale dei Minori ha indagato sul rifiuto di questo bambino? Ha preposto visite con uno specialista per capire il perchè di questi ripetuti rifiuti?
Si è chiesto, il giudice, perchè un bambino di 7 anni non dovrebbe voler vedere suo padre?
Davvero l’allontanamento forzato era l’unica terapia possibile?
Così scatta il blitz, una task force contro il minore, colpevole di non voler vedere suo padre e quindi di assoggettarsi agli ordini del Tribunale dei minori di Roma.
Deve essere orribile sapere che qualcuno intende, al di la della tua volontà, trascinarti via dai tuoi affetti, soprattutto per un bambino.
Quando scatta il blitz e gli agenti arrivano davanti la casa del minore da prelevare, sia la madre, sia il bambino, non si fanno trovare in casa e nessuno sa dove potrebbero essere.
La polizia resta 5 ore davanti alla casa che è vicina a quella dei nonni, gli agenti visibilmente commossi.
L’intervento dei due avvocati di parte, Marinelli e Coffari, ha permesso di giungere ad un accordo amaro: consegnare il bambino alla questura e la possibilità, per il nonno del bimbo, di accompagnarlo alla casa famiglia di Roma. Dopo questo accordo la polizia abbandona l’assedio davanti alla casa del bambino.
Nel triste momento in cui la famiglia del bambino si apprestava, suo malgrado, a tener fede all’accordo fatto con gli agenti e quindi condurre il bambino in questura, il piccolo si sente male e finisce al pronto soccorso.
Il bambino si arrampica disperato al collo della mamma, non capisce cosa gli sta capitando, non capisce perchè qualcuno avrebbe deciso di allontanarlo dalla sua casa.
A questo punto diventano due fuggiaschi, due criminali? Cosa succederà adesso?
L’ordinanza parla chiaro: – prelevare il bambino vincendo tutte le resistenze -
Certo, discutere le considerazioni cliniche e le motivazioni che hanno spinto un tribunale preposto a tutelare i minori ad emettere tale ordinanza non spetta a noi, ma agli esperti, eppure, vogliamo denunciare la modalità usata, l’accanimento che non ha tenuto conto della fragile psicologia di un bambino che si sarà certamente sentito violentato, maltrattato.
Ci chiediamo se questo non sia stato un abuso, se questa violenza davvero non poteva essere evitata, se questa brutta storia non sia la prassi usata in tutte queste complicate situazioni.
I bambini non sono scartoffie, non sono dei plichi o semplice lavoro da smaltire e non possono essere costretti a subire misure standard, leggi fredde e calcolate che seppur scritte con il proposito di difendere i minori diventano un boomerang mortale per gli stessi. Ogni bambino merita ascolto, che nessuno debba mai un giorno dover render conto a se stesso nel non aver avuto modo o tempo di ascoltare i loro desideri, o che si sia sentito tanto – giusto – da costringerlo a scelte non sue. L’allontanamento non deve costituirsi strumento di semplificazione, ma ultima spiaggia alla quale appellarsi.
In passato sono stati fatti diversi tentativi da parte degli assistenti sociali o del curatore nominato dal giudice affinchè il bambino incontrasse il padre, ma il bambino ha sempre reagito allo stesso modo: pianti, convulsioni, vomito.
Se questo bambino non voleva vedere suo padre avrà avuto le sue buone ragioni. Ascoltiamole.





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